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Figlia del compositore e chitarrista Pietro Messina cresce in un ambiente musicale stimolante. La musica in casa non manca mai e la varietà di strumenti che circondano la sua infanzia le permettono di scoprire la musica in solitudine, facendone il suo gioco preferito.

A 8 anni compone le sue prime canzoni.

A 11 anni entra in conservatorio per studiare il violino ma l’insofferenza verso l’ambiente musicale istituzionalizzato la spinge presto ad abbandonare gli studi. Nel frattempo continua a comporre musiche strumentali e canzoni, impara da autodidatta a suonare pianoforte e chitarra, raffina l’uso della voce.

A soli 12 anni comincia ad arrangiare da sola le proprie composizioni, creando un suo stile personalissimo ed originale.

Le sue canzoni, che siano ballate o che siano sostenute da un ritmo incalzante, sono caratterizzate da armonie per nulla scontate. La voce diventa strumento al pari degli altri e si diverte a dialogare liberamente con essi. Nei testi, invece, Maria Messina rispecchia la sua irrequietezza di artista e la sua avversione verso i luoghi comuni e i cliché di ogni sorta.

Il primo album, “Never Walking Shoes”, è in inglese ma presenta una ghost track in italiano (Note alla Notte).

“Never Walking Shoes”, il suo album d’esordio … è di fatto un’autoproduzione eppure ti colpisce perché, nelle composizioni come negli arrangiamenti, c’è una raffinatezza che non trovi neppure in molti dei materiali più pretenziosi delle major.

da “Il sole 24 ore” (leggi articolo completo)

Lo scrivere in inglese non è una scelta ma una conseguenza dettata dagli ascolti musicali che, senza far mai mancare la musica colta e il jazz, vanno da cantautrici come Kate Bush, Tori Amos, Pj Harvej, Fiona Apple a band come i The Beatles, Genesis, Dead Kennedys, The Clash e Nirvana.

Per il secondo album, “Non Siamo Mai Quelli di Una Volta”, la cantautrice, di adozione Torinese, decide di mettersi alla prova con un intero album in italiano, riuscendo ad allestire in 8 tracce le sue confessioni a cuore aperto, con ironia e dolcezza, condensando in un sospiro, in una melodia, in una frase di piano, ciò che altre non riuscirebbero a esprimere con un’intera valigia di trucchi da palcoscenico.